Cos’è la LMC

Oggi dalla Leucemia Mieloide Cronica si può guarire

 

Cos’è la Leucemia Mieloide Cronica (LMC)?

Parliamo di una patologia che ha origine nel midollo osseo ed è caratterizzata da una lenta progressione.

All’interno del midollo osseo, infatti, avviene la formazione delle cellule staminali (dette anche cellule immature), da cui si sviluppano, poi, le cellule che costituiscono la parte corpuscolata del sangue, ovvero i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine.

Ma, ahimè, nel processo di maturazione delle cellule staminali possono comparire delle mutazioni genetiche che provocano una trasformazione maligna e, quindi, la LMC.

Con la collaborazione dell’Associazione Italiana Pazienti Leucemia Mieloide Cronica, abbiamo rivolto alcune domande a uno dei massimi esperti sulla malattia, il professor Carlo Gambacorti-Passerini, ematologo e oncologo italiano, Professore di Medicina interna ed Ematologia presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove dirige la Scuola di Specializzazione in Ematologia, e responsabile dell’Unità Complessa di Ematologia dell’Ospedale S. Gerardo di Monza.

A Lui si deve uno dei più importanti contributi scientifici nella lotta contro la Leucemia Mieloide Cronica, con lo sviluppo preclinico e clinico del farmaco Imatinib.

 

Leucemia mieloide cronica: quali sono le caratteristiche e in cosa si differenzia dagli altri tipi di leucemia?

In questi casi, parliamo di una leucemia cronica, caratterizzata da un esordio non così “drammatico” come per la leucemia acuta. La LMC si differenzia per la presenza di un marcatore specifico, il “cromosoma Philadelphia”.

 

Quali sono i sintomi della Leucemia mieloide cronica? Dopo quanto compaiono? Oppure, si può parlare di una patologia asintomatica?

Circa metà dei pazienti non presenta sintomi.

La malattia non ha un esordio sintomatico particolarmente importante, però la mancanza di sintomi non è un marcatore di scarsa aggressività, perché in epoca pre-Imatinib circa metà dei soggetti colpiti dalla malattia morivano entro due o tre anni dalla diagnosi.

Dunque, la potenzialità distruttiva della LMC è notevole. Se la malattia non viene trattata, è difficile dire quando i sintomi subentrino, ma sicuramente prima di due o tre anni. In questo caso, si tratta di sintomi aspecifici: febbre, dolori ossei, sudorazioni notturne, calo di peso e dell’appetito, sensazione di una massa nella parte sinistra dell’addome.

 

Oggi si può pensare di guarire della Leucemia Mieloide Cronica?

Assolutamente sì. La terapia è così efficace da dare ai pazienti una aspettativa di vita uguale a quella della popolazione generale. Operativamente la malattia è guarita. Non lo è dal punto di vista molecolare, perché nella maggior parte dei pazienti permangono dei bassi livelli di cellule leucemiche, che richiedono la continuazione della terapia per molti anni, anche se in una percentuale attualmente compresa tra il 15% e il 20% dei pazienti, è possibile effettivamente smettere di assumere farmaci dopo un certo numero di anni di terapia.

 

Effetti collaterali legati alle terapie per la Leucemia Mieloide Cronica: quali sono?

Giustamente, essendo una terapia che va continuata a lungo, la sicurezza di questi farmaci è molto importante.

Due dei farmaci utilizzati, cioè l’Imatinib e un altro sviluppato successivamente, il Bosutinib, sono molto sicuri e non determinano effetti avversi pericolosi; vi sono altri farmaci sviluppati (ci sono in totale 5 terapie farmacologiche approvate), che hanno un profilo di sicurezza meno buono, da un punto di vista cardiovascolare. Possono, infatti, determinare trombosi arteriose, venose, o disturbi metabolici, come diabete e colesterolo alto, e trigliceridi aumentati, in percentuali di pazienti abbastanza rilevanti, parliamo di numeri dal 10% al più del 30% nel giro di 5 anni di terapia. Altri farmaci possono invece causare la formazione di liquido (versamento) nel cavo pleurico o nel pericardio.

La terapia di prima linea, nel paziente appena diagnosticato, deve prevedere l’impiego di farmaci sicuri, proprio perché sappiamo che l’aspettativa di vita è quella di una persona normale e non è etico fare correre dei rischi al paziente. Gli altri farmaci, che non sono Imatinib e Bosutinib, andrebbero usati solo nei casi in cui i pazienti non hanno una risposta sufficientemente positiva.

 

Gravidanza durante la Leucemia Mieloide Cronica: è possibile e sicura? Quali sono le differenze tra gli uomini e le donne? Cosa è bene sapere?

Nessuno di questi farmaci è mutageno. Nonostante ciò, c’è la tendenza a non utilizzarli durante la gravidanza e questo vale soprattutto per le donne; nei pazienti maschi non ci sono mai state dimostrate né diminuzioni della fertilità, né incidenze di aborti o malformazioni nella prole.

Nei pazienti di sesso femminile, invece, la tendenza è sempre quella di sospendere la terapia durante i mesi della gestazione. Questo è più facile da fare nei pazienti che hanno una risposta consolidata e positiva alla terapia. Il consiglio è di ottenere prima una risposta stabile e poi pensare a una gravidanza.

 

Sospensione della terapia dopo una risposta ottimale: dopo quanto tempo ci si può considerare guariti, senza il pericolo di una recidiva?

Si tratta di una domanda non semplice, perché sappiamo che cellule leucemiche residue sono presenti in una buona parte dei pazienti.

Quindi, è difficile dire quando proprio questo possa avvenire; diciamo che quando i pazienti smettono di prendere i farmaci, non hanno garanzia. Se avviene una recidiva, è possibile però ricominciare le cure con gli stessi effetti, senza perdere la risposta, anche diversi anni dopo la sospensione.

Diciamo che la vigilanza e il monitoraggio del paziente, anche due volte all’anno, è consigliabile per molto tempo. Le recidive dopo l’interruzione dei farmaci accadono in gran parte dopo 6-7 mesi, ma in alcuni casi i pazienti hanno dovuto ricominciare il trattamento anche dopo 4-5 anni dalla sospensione.

 

Fonte: Pazienti.it e professor Carlo Gambacorti-Passerini