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0 Comments | ott 18, 2013

Unita’ di ricerca clinica dell’ospedale San Gerardo, a cura di Michele Pucher

Oggi mi è capitato di rileggere una mia recensione lasciata qualche tempo fa , un opinione sull’unità di ricerca clinica dell’ospedale San Gerardo  diretta dal prof. Gambacorti . Il mio giudizio espresso non è cambiato , anzi mi trovo a consolidare ulteriormente le posizioni esposte. Devo confessarvi che la frase con la quale  conclusi il commento, letta oggi , suona quasi come un presagio; infatti auspicavo che  tutte le persone e lo staff del reparto rimanessero al loro posto per molto tempo.

Premetto che per esprimere tutta la mia gratitudine al prof. Gambacorti agli infermieri, i ricercatori e tutti i medici  non basterebbero cento pagine .

Solo chi come me si è preso il tempo di approfondire la storia della Leucemia Mieloide Cronica e delle terapie per curarla, può capire fino in fondo quanto l’unità di ricerca clinica e il prof. Gambacorti con  l’Azienda ospedaliera S. Gerardo abbiamo SIGNIFICATIVAMENTE cambiato in meglio la storia e la prognosi della malattia che non dimentichiamo, prima del 2000 non dava scampo.

E’ bene ricordare che il prof. Gambacorti ed il suo gruppo di lavoro hanno fatto parte di quei pochi centri di ricerca al mondo ( S.Gerado unico in Italia)  che svilupparono l’Imatinib ( Glivec ) un farmaco che ha rivoluzionato la storia della LMC , un farmaco che è stato il capostipite di altri ancora più efficaci, un farmaco che ha contribuito a cambiare gli approcci anche per  altri tipi di neoplasie. Mentre prima dell’avvento del Glivec il paziente doveva sopportare cure pesantissime e dall’esito il più delle volte molto incerto , ora la LMC viene curata tranquillamente con pastiglie da assumere per via orale e la maggior parte dei pazienti conduce una vita del tutto normale . Quindi se ci chiediamo quanto l’unità di ricerca clinica e il prof Gambacorti abbiano inciso sulla mia vita e su  quella di altre migliaia di persone , non penso vi sia un giusto parametro che quantifichi adeguatamente questo fatto visto che la vita di ogni singolo a mio modesto parere ha un valore inestimabile.

Non trascurabile è la visibilità che questo gruppo di medici ha dato a livello internazionale sia al San Gerado , sia a tutta l’ematologia italiana; constato purtroppo che  nell’ambiente dell’ematologia italiana non viene dato il giusto peso e soprattutto i giusti meriti a questo gruppo di ricerca. Ora io mi chiedo se queste persone lavorando con passione, competenza e umiltà hanno raggiunto tali risultati cosa potrebbero mai riuscire a fare se fossero messe nella giusta condizione (economica, logistica e perchè no emotiva  )per noi malati di LMC …. forse riuscire a trovare una cura definitiva per questa malattia? … vi assicuro che conoscendo personalmente questi medici io sono convintissimo di questo!!

Tutto ciò per arrivare a quanto sta succedendo nel reparto. Sembra vi sia in essere una ristrutturazione di tutto l’ospedale; per altro innovazione e riorganizzazione sono due fattori positivi a patto che ogni cambiamento  sia volto al bene del paziente . E un bel po che si sentivano voci insistenti su una possibile chiusura dell’unità di ricerca clinica e vi assicuro che se ciò avvenisse la ricaduta sui pazienti ( non solo quelli seguiti quì) sarebbe davvero disastrosa. Tuttavia un paio di mesi fa in occasione del periodico controllo mi è stato riferito che il reparto si trasferirà in altra sede.

Informandomi ho scoperto che l’unità di ricerca è stata traslocata in una struttura al pian terreno distaccata dall’ospedale; i locali sono stati rinnovati ma gli spazi a disposizione sono ristretti e angusti ed anche dal punto di vista logistico e funzionale non sono ottimali.

A questo punto io mi chiedo se a fronte di quanto ho scritto sopra , e considerando che lo staff del prof. Gambacorti ha numerosi contatti internazionali (per fortuna) ,visto il prestigio e i risultati raggiunti negli anni , non fosse stato meglio forse trovare una sistemazione migliore di quella attuata che di fatto non permetterà di offrire  ai pazienti la qualità espressa fin ora; Non vorrei che la nuova sistemazione sia vista dagli occhi attenti dei collaboratori internazionali  come un ridimensionamento con conseguente perdita di credibilità anche da parte delle case farmaceutiche che attualmente sostengono e contribuiscono alle sperimentazioni. Chiaramente visti gli enormi interessi economici in ballo gli “ investitori” se così li vogliamo definire, non troverebbero più appetibile riporre aspettative in strutture poco rappresentative, con una conseguente ricaduta molto negativa sui pazienti.

Io sono convinto per usare un vecchio proverbio “che  l’abito non fa il monaco” e siano le persone con tutto il loro bagaglio  di esperienza e professionalità e in questo caso di umanità , a fare la differenza … forse sarebbe ancora peggio avere una “Super struttura” ma gestita da incapaci . Tutto sommato ciò che sta accadendo al reparto rispecchia molto la situazione italiana dove tutto ciò che funziona viene chiuso e dove le persone meritevoli non vengono minimamente sostenute.

Per quanto mi riguarda , prima di esprimere ulteriori giudizi, constaterò di persona( sulla mia pelle intendo) se questa scelta intrapresa dalla direzione sanitaria porterà svantaggi sia alla qualità del servizio, sia all’armonia che fino ad oggi si respirava in reparto. Penso che chi  ha passato un esperienza  forte come la malattia, meriti solo il meglio da ogni punto di vista . Gravissimo e frustrante è constatare che chi come me e gli altri pazienti seguiti a Monza, che da sempre hanno avuto “il meglio” debbano lottare per non perdere questa condizione.

Concludo ringraziando il prof. Gambacorti , Cristian, il dottor. Piazza e tutti i ricercatori, infermieri, medici specializzandi e rinnovo con forza l’auspicio sempre più egoistico e di parte che vede tutti ben saldi ai propri posti attuali.

Con tanto affetto Pucher Michele